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Martedì, 21 Novembre 2017
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Donne e Welfare: un voucher da 2 mila euro per le lavoratrici con figli

In attesa dei decreti attuativi che diano il via all'uso, il 24 febbraio un convegno a Milano fa il punto sul coupon prepagato per pagare la badante, la babysitter, l’asilo o altri servizi domestici e di assistenza.

L’arrivo di un figlio costa il posto di lavoro a un’italiana su due. In un paese come il nostro, già segnato da una bassa occupazione femminile (solo il 47% delle italiane lavora, contro il 60% delle francesi e il 70% delle tedesche), un nuovo, possibile anticorpo alla “resa” delle donne è la riforma del welfare aziendale introdotta dalla Legge di Stabilità, ora in attesa del decreto attuativo.

Childcare and Education To Be Key Election IssueDi cosa si tratta? Il “voucher universale per i servizi alla persona” è stato pensato per funzionare come un buono acquisto (prepagato e esentasse fino a 2mila euro), utilizzabile nell’ambito del welfare privato e in special modo del welfare aziendale. Di fatto, consentirà ai dipendenti – a seconda delle necessità e della loro situazione familiare – di pagare la badante, la baby sitter, l’asilo o altri servizi domestici e di assistenza.

«Ci credo molto, perché è una nuova misura che per la prima volta coinvolge anche le piccole e medie imprese, che rappresentano il tessuto economico del paese, superando lo schema tradizionale dei buoni pasto», commenta Gianna Martinengo, fondatrice dell’Associazione Donne e Tecnologie e presidente di Didael KTS. L’imprenditrice, impegnata da sempre nella valorizzazione del talento femminile attraverso la tecnologia, offrirà il suo contributo di riflessione al convegno La rivoluzione del welfare aziendale: semplificazione e innovazione sociale, che si tiene a Milano il 24 febbraio (costo: 15 euro). Organizzato dall’associazione e da Edenred, la società che ha inventato i Ticket Restaurant, l’evento offrirà una panoramica esaustiva sullo scenario, sulle opportunità e sui vantaggi derivati dall’adozione delle nuove misure di welfare privato.

«Le ricerche di questi ultimi anni hanno ormai ampiamente dimostrato che le donne abbandonano il posto di lavoro a causa di una sostanziale mancanza di supporto nella gestione del tempo e dei servizi di cura - prosegue Martinengo-. Qualsiasi età abbiamo, qualsiasi professione facciamo, noi donne non abbiamo mai abbastanza tempo. In altri paesi, per esempio in Francia dove la maternità è molto tutelata, il welfare viene fornito dallo Stato. Qui in Italia sono sempre più le imprese chiamate a rivestire un “ruolo sociale” e questo può rappresentare un modo molto efficace di intercettare i bisogni delle lavoratrici. La flessibilità prevista dalle nuove misure, grazie alla quale le aziende potranno costruire un carrello di spesa e servizi che incontri le reali necessità dei propri dipendenti, può diventare la risposta efficace per aiutare tante donne che ogni giorno fronteggiano i bisogni di figli e familiari a conservare il proprio posto di lavoro».

Edenred, società presente in 42 diversi paesi nel mondo, porta la testimonianza dell’esperienza maturata in Francia con il ticket Cesu (Chèque emploi service universel) e nel Regno Unito con i servizi di Childcare. Alessandra Vultaggio, che è responsabile BU Flexible Benefit Edenred Italia e che sarà tra i relatori del convegno, ha ricordato che nei due paesi l’adozione di strumenti di welfare privato innovativi ha portato straordinari risultati: 1,4 milioni di posti di lavoro in Francia dal 2005 grazie al voucher universale; 300 mila nuove partite iva e posti di lavoro qualificati su base annua, pari a circa 1 punto percentuale di PIL aggiuntivo; un incremento della produttività pari al 70% e una riduzione dell’assenteismo in azienda.

Ottimi motivi, anche per le aziende italiane, per puntare sul welfare aziendale, anche perché le nuove misure consentiranno di risparmiare sul costo del lavoro, pur erogando ai lavoratoriprestazioni che hanno un valore superiore al netto che finirebbe in busta paga corrispondendo un classico premio monetario.

Di Benedetta Verrini

Fonte: Io Donna

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