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Venerdì, 24 Novembre 2017
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L’inglese per gli immigrati con basso reddito di Londra e crisi finanziaria: le proposte del sindaco Johnson

altE-learning, volontari, scuole e servizi sanitari chiamati in causa per compensare il calo dei finanziamenti per i corsi di lingua inglese agli stranieri.


L’immagine di Londra come una città multiculturale era un punto centrale della campagna per i Giochi Olimpici, ma una relazione pubblicata il mese scorso dal sindaco di Londra rivela che molti dei migranti della capitale non hanno accesso alla formazione in lingua inglese che è fondamentale per il lavoro e l’integrazione.

Lo studio English Language for All fa parte della grande strategia di integrazione promossa dal sindaco Boris Johnson per una città chiamata ormai “casa” da circa metà dei migranti del Regno Unito. Johnson ritiene che l’ESOL (English for speakers of other languages) aiuti a sostenere uno degli obiettivi della sua politica per l’immigrazione, in quanto la mancanza di competenze linguistiche crea ostacoli nell’accesso al lavoro, mentre i tagli governativi per il finanziamento dell’ESOL (entrati in vigore nel 2010) lo hanno reso meno accessibile a persone quali studenti con un inglese basilare, badanti e lavoratori a bassa retribuzione. Per sopperire al taglio governativo Johnson propone tre possibili soluzioni per insegnare ai gruppi più vulnerabili in collaborazione con enti di beneficienza, scuole e volontariati. Uno di questi gruppi è quello dei migranti costretti ad un lavoro a basso reddito a causa della loro carenza nella lingua inglese; questi non sono in grado di sostenere le spese per i corsi di lingua e spesso sono anche i turni di lavoro che rendono difficile la frequenza dei corsi. Questo gruppo, secondo la relazione del ELA, potrebbe accedere ai corsi attraverso internet e cellulari. I critici però sottolineano il fatto che queste persone non possono fare progressi da autodidatti.


Nick Micinski, esponente del Migrant and Refugee Communities Forum, un gruppo che promuove i diritti dei migranti e dei rifugiati nella capitale, asserisce che anche i costi rappresentano un ostacolo reale. “Come potete aspettarvi che qualcuno che non può sostenere le spese per un corso ESOL possa permettersi un computer, internet o uno smartphone? Sappiamo per esperienza che insegnare abilità informatiche richiede più di due ore di introduzione. Spesso ci vuole almeno un mese di lezioni frontali prima che la persona in questione si convinca di poter completare il corso online”. Micinski è più propenso verso l’opzione di reclutare volontari per offrire un “corso pratico della lingua”, ma avverte che ci sarà bisogno di personale professionale per il coordinamento del progetto. Micinski: “Non si può semplicemente mandare i volontari allo sbaraglio: hanno bisogno di supporto e di una formazione e tutto questo richiede dei costi”. La terza proposta è quella di incoraggiare le scuole e gli enti sanitari ad usare le loro risorse per sostenere la formazione di queste persone. I figli dei migranti probabilmente renderebbero di più se i loro genitori parlassero di più in inglese; inoltre, gli enti sanitari risparmierebbero sugli interpreti se i pazienti avessero più confidenza con la lingua. Questi presupposti dovrebbero indurre i presidi e i dirigenti sanitari ad utilizzare i finanziamenti esistenti per fornire dei corsi ESOL all’interno dei loro enti.


Un portavoce del Migrants’ Rights Network ha detto: “Accogliamo con piacere il riconoscimento del sindaco in quanto questo è un grande problema della capitale. E mentre la relazione evidenzia specifici progetti locali che hanno avuto un discreto successo nell’affrontare l’accessibilità e la convenienza, la domanda più importante che resta senza una risposta è come possono essere ampliati e finanziati per soddisfare le esigenze di tutta la città”. Sembra però improbabile che Johnson riesca a convincere i sui colleghi conservatori al Governo a fornire sostentamenti all’ESOL.

 

Fonte: www.immigrazioneoggi.it

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