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Martedì, 21 Novembre 2017
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Perchè il gergo english non ci può bastare

altL'uso dell`inglese «globalizzato» è una pratica consolidata e accolta con favore dalla comunità scientifica, poichè rende più fluidi gli scambi di idee, persone e beni. L`anglificazione dell`insegnamento è sembrata la risposta più semplice alle raccomandazioni dell`Unione Europea per la promozione della mobilità degli studenti e per l`internazionalizzazione degli atenei. Hanno adottato l`insegnamento «tutto e solo in inglese» le più prestigiose Università come Bocconi, Sapienza, Cattolica, nonchè i Politecnici di Milano e di Torino.


I vantaggi immediati sono evidenti: l'anglificazione aiuta a scalare le classifiche di merito, aumenta il prestigio, agevola i finanziamenti e facilita la creazione di una piccola élite di professionisti cosmopoliti, capaci di inserirsi nei circuiti internazionali della tecnoscienza.
Ma questi successi non devono oscurare le conseguenze a lungo termine dell'abbandono dell`italiano. Gli studenti che frequentano corsi tutto-inglese non apprendono le parole necessarie per padroneggiare il sapere tecnico-scientifico in italiano e non sapranno poi trasmettere ai loro allievi ciò che non possiedono. In breve tempo la lingua italiana potrebbe ritrovarsi arcaica come un dialetto e ciò potrebbe avere rilevanti ricadute negative sulla pubblica comprensione della scienza. Temi come l`atomo, l`ambiente, il genoma, le staminali embrionali, pongono problemi che vengono dibattuti sui quotidiani e sui blog, dominando il dibattito politico e trasformandosi spesso in quesiti referendari. La lingua primaria, con le sue modalità lessicali e argomentative familiari a chi ascolta, ha una superiore capacità di comunicazione ed è incomparabilmente più adatta come veicolo della comprensione diffusa della scienza.

Conservare un 20% di ore di didattica in italiano, con eventuale duplicazione di queste ore in inglese e in italiano e con l`obbligo per gli italiani di frequentare la didattica italiana, potrebbe rivelarsi una buona soluzione. L`onere aggiuntivo verrebbe ampiamente ripagato in duplice modo: si trasmetterebbe agli studenti l'italiano come lingua scientifica e si allenerebbe la comunità dei ricercatori a tradurre o trasferire tempestivamente i neologismi stranieri.

La precocità della traduzione è decisiva, perché le parole modulano il significato con il variare delle conoscenze e la traduzione tardiva si scontra con la mancata evoluzione della lingua di arrivo, le cui parole non hanno acquisito le valenze necessarie per i nuovi contesti. Il mouse. adottato dall'informatica, è cresciuto insieme a Windows e Apple ed è ormai diverso dal topo, che è rimasto il piccolo roditore invadente dei nostri solai.

La sede dove vengono proposte e diffuse le innovazioni de linguaggio scientifico sono le riviste specializzate, dove l`inglese domina incontrastato. Le pubblicazioni digitali, che stanno sostituendo le vecchie riviste cartacee, potrebbero rivelarsi un grande alleato per la difesa del multiliguismo, poiché rendono possibile un accesso quasi illimitato al testo. La rete informatica offre già numerosi esempi che affiancano al testo base traduzioni multilingue, come nella versione digitale di molti quotidiani. Una posizione innovativa è stata adottata da riviste digitali di tipo "open access" . Una di queste ha pubblicato un editoriale dal titolo "Open access for the non-English-speaking world: overcoming the language barrier" con un riassunto disponibile in più di 30 lingue, dall`arabo al vietnamita. La rivista suggerisce di inviare «abstracts» in più lingue oppure di consentire la possibilità di usare Wiki open translation o, ancora, di formare dei comitati di traduttori internazionali nella redazione delle riviste scientifiche ("Emerging Thernes in Epidemiology"). Non è impensabile che anche le pubblicazioni di massimo prestigio internazionale possano avvedersi delle nuove potenzialità dell'era digitale.

Per concludere, dobbiamo chiederci se possiamo consegnare il dibattito sui temi della scienza a un linguaggio diverso da quello primario. Forse abbiamo il compito di preservare l'uso dell'italiano per permettere un livello di comprensione pubblica sufficiente, perché tutti possano godere dei diritti, ed esercitare i doveri, di un buon cittadino. La lingua è una realtà viva e, se non viene utilizzata, il suo potere di significare si perde tanto più in fretta quanto maggiore è la creatività del settore al quale si applica. Non solo mancheranno «le parole per dirlo», ma si farà fatica a trovare i giusti modelli discorsivi e gli stili argomentativi appropriati. Conviene dedicare attenzione a questi problemi, perché certe scelte, che appaiono all'inizio fortemente premianti, possono cambiare rapidamente di segno sotto la spinta della storia e del progresso tecnologico.

Fonte: La Stampa

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