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Giovedì, 19 Luglio 2018
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Robot, dobbiamo parlare…

Opportunità, sfida, fastidio o problema? I robot e l’automazione ci guardano, noi guardiamo loro e al momento tantissime persone non sanno con quale sentimento approcciarsi al tema, specie in riferimento al mondo del lavoro.

Prima di alzare le barricate e dichiarare guerra a robot troppo umanizzati e troppo intelligenti è bene fare un po’ di chiarezza e verificare se possano esistere nuove competenze che il tandem uomo-robot possa esprimere al meglio.

Ha provato a fare questo esercizio la società di consulenza Cognizant che, nel volume “Cosa fare quando le macchine fanno tutto”, ha sintetizzato il momento che stiamo vivendo e che vivremo con dei numeri (ne parla la giornalista Caroline Cakebread in un articolo su Business Insider del 19 novembre scorso): è vero che nel giro di 15 anni il 12% dei lavori, negli Stati Uniti, sarà sostituito dall’automazione. Ma è anche vero che saranno 21 milioni i nuovi posti di lavoro diretta conseguenza delle nuove tecnologie.

Tante le nuove professioni che si stanno affacciando all’orizzonte, qui ricordo le più curiose: si va dall’analista delle cyber city all’ideatore di entertainment in realtà aumentata, dal business development manager dell’intelligenza artificiale al personal data broker, dal manager dei team uomo-macchina al responsabile dell’edge computing.

Questo piccolo salto nel futuro ci fa comprendere quante opportunità siano a disposizione degli studenti e dei giovani manager. Un po’ di fantasia, ma nemmeno troppa, per immaginare un mondo – anche del lavoro – agile nel senso di veloce, interconnesso, agevolato dalle macchine e dai robot. Una bella prospettiva, che “casualmente” ha recentemente citato anche Papa Francesco, nel suo messaggio per il World Economic Forum di Davos, ricordando l’enorme potere che tutti abbiamo tra le mani (“L’intelligenza artificiale, la robotica e le altre innovazioni tecnologiche devono essere impiegate in modo tale da contribuire al servizio dell’umanità e alla protezione della nostra casa comune, piuttosto che al contrario, come alcune valutazioni purtroppo prevedono”).

Gianna Martinengo

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